Francesco Annibali
Consulenza Editoria Comunicazione per l'Enogastronomia

 

13/11/2008
Riflessioni a margine di Bio&Dynamica

Cui ho partecipato settimana scorsa (Merano).

Senza entrare nel merito delle valutazioni concettuali (di cui mi sono già occupato più volte), mi pare evidente, assaggi alla mano, che, al momento e limitatamente all'Italia, occorre operare una netta separazione.

Da una parte, infatti, ci sono fior di produttori (Podere Salicutti, Foradori, Riecine, Oasi degli Angeli, eccetera) che operavano precedentemente in senso qualitativo - e in questo caso l'approccio natural/biologico/biodinamico sembra aver fornito "solo" slancio e naturalezza espressiva a vini già eccellenti; dall'altra, e molto distanti invero, ce ne sono molti altri che si sono tuffati (affogati?) nel Sacro Verbo, senza avere forse (forse) la adeguata padronanza delle pratiche agronomiche ed enologiche.

In quest'ultimo caso, si ha l'impressione che l'aver abbracciato tali pratiche costituisca anche (soprattutto?) una scusa per immettere sul mercato vini squilibrati, mal eseguiti, quando non addirittora difettosi.

Alcune bottiglie (delle quali è pietoso e giusto citare persino il nome) non avrebbero sfigurato per niente a tavola...

Sì, ma quella del corso (splendido) sui difetti dei vini organizzato da Vinidea...

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