Francesco Annibali
Consulenza Editoria Comunicazione per l'Enogastronomia

 

27/08/2008
La Tana che libera tutti - di Alessandro Morichetti

Molto spesso si legge di “locale dell'anima / della vita”. A sproposito, perché inebriati dall'alcol o da una buona compagnia, ogni aspetto di una proposta ristorativa rischia di essere edulcorato a dismisura secondo gusti, atteggiamento e propensione.


 


Poi, una volta ogni decennio, ti capita di entrare in un locale - osteria o ristorante che sia - e capisci di aver sbagliato un milione di giudizi e considerazioni precedenti. Non per mala fede o altro. Solo, perché non credevi potessero esistere locali del genere.


 


Il locale della vita, si diceva.


Ma facciamo un passo indietro: vediamo come dovrebbe essere il posto da sogno per appassionati ma anche per “gente comune”, che va a cena senza pretese e commenta tra amici a seguire (senza peli sulla lingua).


 


Ambiente: appena entrato, ti dimentichi di dov'eri prima e che stai per imbastire un minimo d'interazione sociale coi titolari o chi per loro. Sei rapito da ogni angolo, da ogni minima cura nell'allestimento, ti senti un po' Alice nel paese delle meraviglie e un po' un bambino davanti all'espositore delle caramelle: vorresti muoverti random, toccare tutto, sfogliare ogni libro o rivista a disposizione, annusare ogni traccia di bottiglia presente (vuota o mezza piena che sia), infilare le dita nei piatti di chi è già seduto e assaggiarne i vini scelti. Ti senti in preda a un raptus che sai di dover controllare, quindi preferisci che ti facciano accomodare nel tavolo che hai prenotato per evitare “grane”.


 


Servizio: pur seduto, ti guardi intorno, sbirci fregandotene di essere squadrato a tua volta, cominci a smaniare e chiedi ogni forma di menù. A servirti arriva qualcuno con un sorriso sincero grande così, con una cordialità inusitata che quasi vorresti abbracciare, da quanto ti ricorda le movenze affettuose delle persone più care. Sei solo uno dei tanti ospiti, ma ti senti sempre al centro dell'attenzione e della cura, e quasi ti vergogni a chiedere la carta, anzi le carte, perché sai che “faccia lei, per i piatti e per il vino” forse sarebbe la scelta giusta. Poi arrivano le carte: quella delle vivande e quella del vino. E subito sei colto da un ricordo: ti sentisti così in imbarazzo e bisognoso di tempo solo davanti al tomo di Diritto Privato, o di Scienza delle Costruzioni. Solo che lì sudavi freddo, qui invece hai un'acquolina che scende a banchi e che ti attanaglia la bocca peggio di un Asprinio di Aversa raccolto immaturo e spumantizzato.


 


Piatti: non sai da dove iniziare. Tutti impressionanti già dal nome, completi, succulenti e invitanti, ne prenderesti uno per pagina da consumare nel locale e ti faresti incartare un assaggio di tutti gli altri, ma dovresti starci una settimana e non basterebbe. Non sai se metterli in lista e prenotarli già per la prossima volta che tornerài, sai che potresti chiudere gli occhi, puntare a caso il dito e andrebbe bene.. Ti dai un contegno e scegli pur conscio di questi pensieri in testa.


 


Vini: non credi ai tuoi occhi. Ti domandi come sia possibile averne così tanti, così ordinatamente, così sorpredenti, con sì tante annate per ognuno dei migliori che sembra quasi il paese dei balocchi alcolizzati e......


 


Prezzi: i m b a r a z z a n t i. Quando in un locale trovi prezzi da Ipercoop e bottiglie italiane da Pinchiorri in miniatura non ci sono altri commenti possibili, immaginabili, umanamente comunicabili. Trebbiano 2004 di Emidio Pepe in carta a 13 euro (certo, 28eurocent in più che all'Ipercoop di Porto d'Ascoli, nelle Marche), Fontalloro '99 a 32 euri (!!!!!!). Se queste sono le premesse, immaginate il resto.


 


Ecco, questo è il locale dei sogni. Sul podio in tutta Italia, dal più alto dei masi alla più profonda delle masserie.


 


Ah, dimenticavo..


Si chiama La Tana degli Orsi e si trova a Pratovecchio, nel Casentino, 46 km a nord di Arezzo.


 


Ci sono stato solo due volte, una più commovente dell'altra. La prima a cena con amici, la seconda un dopo cena vestito in maniera curiosa per un locale simile (con pantaloncini di velluto e fazzolettone scout, per intendersi): non l'avessi mai fatto. Nelle mie divagazione su osterie e dintorni, è stata una tappa epica ed emblematica. Ma sarà stato tutto un sogno?


 


Io non vedo l'ora di inventarmi una qualche scusa e tornarci col Bancomat in mano per dare fuoco alle polveri.


 


Grazie Caterina (cui si deve il sorriso di cui sopra.. e che a un mese di distanza, per qualche insondabile motivo, ricordava addirittura quali vini avessimo ordinato nell'occasione precedente..cosa da me ovviamente semi-rimossa), grazie Simone (che non ho mai visto, ma visti i piatti che prepari c'è ben poco da aggiungere).


 


 


 


Alessandro Morichetti


 


 


 


 

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