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| 17/08/2008 |
| Meditazioni agostane su un ristorante...irREALE - di Maurizio Silvestri |
La prima domanda che ti fai uscendo dal ristorante Reale di Rivisondoli è come faccia a esistere un posto del genere sulla Maiella, nel cuore di uno splendido parco naturale dell’Appennino abruzzese, dove sarebbe più logico che prosperino rifugi e trattorie a base di pecorini, scamorze e salsicce? La seconda è come faccia a sostenersi, visto che il 12 agosto a pranzo a tavola c’eravamo solo noi due e mezzo (io, la mia compagna e mio figlio), nonostante il paese fosse pieno di turisti che affollavano bar, boschi e piste ciclabili. Per tutte e due le domande la risposta è “non so”, ma entrambe sono inutili e senza senso dopo il piacere di esserci stati. E alla fine speri solo di poterci tornare, e di godere ancora come la prima volta. Il locale è piccolo ma molto carino, arredato con uno stile essenziale, ma caldo e confortevole. E la risposta è stata perentoria, già a partire dal gustoso e insospettabile pancotto per finire al godurioso affondo del cucchiaio nella ricotta cannella e cioccolato. In mezzo tutto il talento di Nico Romito, giovane chef abruzzese creatore del ristorante, nel dosaggio sapiente dei decisi sapori dei piatti forti d’Abruzzo (capra agnello e formaggi) resi soavi e mixati con naturalezza con erbe come dragoncello, menta, maggiorana e con le sempre graditissime verdure di stagione (il gelato di piselli benvenuto della casa è una vera leccornia). I finger di apertura e chiusura sono a livello dei massimi stellati nazionali, se non di più. L'unico piatto sottotono a mio avviso forse sono state le tagliatelle al ragù di coniglio, semplici e apprezzabili. Ma senza verve. Va bene, ma il vino? Anche qui scelta meditata ma d’obbligo (la carta dei vini meriterebbe più di una menzione) sul Trebbiamo 2001 di Valentini, l’assaggio del quale da solo vale già un viaggio. Semplicemente mostruoso. Così, alla faccia della difficile beva dei vini di Valentini, dopo una bottiglia bevuta quasi da solo, me ne sarei fatta subito un'altra.
Maurizio Silvestri
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