Quel Tokaji Szamorodni (cioè, come consuetudine, secco) 1989 di Daniel Szabò se ne stava lì.
Un pò Marsala, un pò Riesling, a soffrire.
Non stanco, ma sofferente, quello sì, nella dorata veste autunnale di zabaione e rancio.
Poi ci venne una idea (a me e Andrea Sturniolo).
Agnello. Filetto e carrè in crosta di patè di olive nere e mandorle tostate.
E avvenne la risurrezione.
E ora?
Cosa è rimasto del vino ora?
Ben poco a dire il vero, tutto adito alla nobile causa dell'abbinamento stravagante; e perfetto.